Chi pensa che in Ucraina ci siano solo gli uomini a combattere contro le truppe russe si sbaglia di grosso. C’è infatti un vero e proprio esercito composto da oltre 30mila donne fondato 8 anni fa da Olena Biletska, 39 anni, quando è cominciata la guerra.

Tra queste ora c’è anche Kira Rudik, 36 anni, ex amministratore delegato della sede ucraina di Amazon, una laurea in Computer science e un master in Information technology ma che non ha indugiato nemmeno per un attimo ad imparare ad utilizzare un fucile. 

Anche Marta Yuzkiv, 51 anni e 3 figli, che lavorava in una società internazionale di ricerche cliniche, da 10 mesi ha seguito un addestramento militare fuori città, tra neve, boschi e fango.

Lo stesso destino per Inna Sovsun, 37 anni deputata del Parlamento ucraino: quando la guerra è iniziata, ha messo in salvo il figlio di 9 anni sul confine, lo ha lasciato con il padre ed è tornata a Kiev per partecipare alla resistenza.

Ha suscitato scalpore la scelta di Olena Zelenska, 44 anni, moglie del presidente ucraino Volodmymr Zelensky che ha deciso di restare in Ucraina insieme ai due figli trovando rifugio in una località segreta da dove continua a sostenere il suo popolo attraverso il suo profilo Instagram che conta 2 milioni di followers.

Oleksandra Tsekhanovska invece ha 30 anni e si occupa di un altro fronte caldo di questo conflitto: a capo di un dipartimento della ong Ukraine Crisis Media Center, con il suo computer combatte gli attacchi informatici, come quello con cui di recente sono stati hackerati dati personali su 70.ooo siti governativi. 

Tra chi combatte e chi fugge, c’è anche chi non ha altra possibilità che restare. E difendersi come meglio può. Kseniya Kharchenko, 37 anni, è project manager in una casa editrice della capitale. Con altre 200 donne ha frequentato un corso di sopravvivenza dove le hanno insegnato a trovare i rifugi antiatomici più vicini o come assistere i feriti: fermare il sangue, controllare la respirazione e aspettare gli aiuti.

Kiev dista 2.000 chilometri dall’Italia, ma io che ricordo il disastro di Chernobyl e il terrore del cibo contaminato – mi sembra dietro l’angolo.

La guerra ha sconvolto la vita di milioni di persone come noi che facevano una vita normale e che da un giorno all’altro ha tolto tutto.

Oggi è doveroso onorare queste persone, in particolar modo le donne ucraine che sono impegnate ad una sfida difficilissima: quella di salvaguardare le loro vite e aiutare i più deboli a superare questo terribile momento.

Negli ultimi anni abbiamo imparato che l’imprevedibile può accadere e che dobbiamo essere sempre pronti a reagire ad eventi che pensavamo appartenessero solo ad un passato molto remoto e che non riguardassero più il mondo occidentale, come una pandemia o una guerra.

Il futuro è ancora una volta molto incerto, chi lavora nel turismo continua a pagarne il prezzo più alto ma di fronte a certe tragedie tutto si ridimensiona. E sembra poco difronte al dramma di perdere tutto.

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